“Preziosissima, e molta uva, molte buone frutta sono il prodotto maggiore, che da piante ricavano i proprietari. Poca legna da fuoco poca Ghianda; poca Seta, pochissima Canapa, ancor minore quantità di Lino; pochi erbaggi da Orto; circa sei misure dal Grano per ogni semente, e quattro circa dalli Marzatelli sono le altre annue rendite di questo territorio, le quali potrebbero la industria elevare a maggior grado, specialmente nella porzione piana di questo territorio, se del Clima, della vicinanza alla Città, dell’acqua corrente del Reno, del suo costeggiante Canale sapesse approfittare” Così nel 1781 il Calindri descriveva i prodotti dei campi nel circondario di Casalecchio, la cui economia, a quei tempi, era ancora essenzialmente basata sull’agricoltura. La quasi totalità delle terre apparteneva ad alcune famiglie della nuova nobiltà bolognese, che a partire dal XVI secolo rivolsero il loro interesse imprenditoriale verso le redditizie coltivazioni dei campi, non solo acquistando terreni incolti a basso prezzo, ma edificandovi sontuose dimore col duplice scopo di farne il centro propulsore dell’impresa agricola e la piacevole residenza estiva per la “villeggiatura”. Nel 1835, dei 1550 ettari di terreno coltivabile di Casalecchio, di cui però un buon 25% era lasciato incolto, la metà apparteneva a sole quattro nobili famiglie, i Boschi, i Marescaichi, i Sampieri e i Zarnbeccari, un quarto era di proprietà di altre 14 casate patrizie ed infine il rimanente era suddiviso fra altri 40 proprietari che facevano parte del ceto borghese. La conduzione dei fondi era affidata ai fattori, se mantenuta dai proprietari o ceduti a fittavoli, nel caso che i padroni ne volessero trarre solo un reddito economico senza occuparsene direttamente. In entrambi i casi la conduzione agricola del podere era in “mezzadria”, la più diffusa nel bolognese. Il proprietario forniva il terreno, la casa colonica con stalla, pozzo e forno, e metà delle sementi; il mezzadro garantiva il lavoro, compreso quello di eventuali aiuti, garzoni o braccianti, se non fossero bastate le braccia della famiglia, che di solito era numerosa. I raccolti si dividevano a metà ed inoltre, il mezzadro gratificava, il padrone con capponi, galline e uova e si prestava in tanti altri servizi di cui necessitava la famiglia del proprietario. Prima dell’inizio di questo secolo, erano circa cento le famiglie mezzadrili a Casalecchio.